Indice di Ricerca: giovane


donnola

Una giovane femmina di donnola (Mustela nivalis) è stata liberata ieri sera dai volontari del Centro Recupero Animali Selvatici di Bernezzo nel Parco fluviale Gesso e Stura, dopo essere stata curata e ospitata nel Centro fino a che ha raggiunto l’età adatta ad iniziare una vita indipendente. Nel Centro la donnola è stata curata avendo l’accortezza di mantenerne le caratteristiche di selvaticità e non abituarla alla presenza dell’uomo: questo requisito è indispensabile per permetterle di fuggire le insidie che, volontariamente o distrattamente, gli uomini portano sul territorio.
La donnola è un carnivoro dalla forma allungata e flessuosa. Questo mustelide è specializzato nella caccia in tana ai topi e ai piccoli roditori. All’occorrenza può predare anche lucertole e perfino serpenti come il biacco (Hierophis viridiflavus). È in grado addirittura di cacciare le minilepri (Sylvilagus floridanus), nonostante la sua piccola taglia. Ne esistono diverse sottospecie ancora in fase di studio: alcune hanno la caratteristica di diventare bianche in inverno.
Prima della sua liberazione il Parco fluviale Gesso e Stura aveva piazzato foto-trappole e esaminato vari ambienti alla ricerca del sito migliore dove liberarla. Il lavoro dei volontari del Servizio Civile Nazionale in forza al Parco, del suo ricercatore scientifico e del personale di entrambe le strutture è servito ad individuare il luogo più adatto alla liberazione, in un’area composta di prati aridi, con cespugli e alcuni alberi nelle vicinanze, con abbondanza di prede di vario tipo, dove, senza rischi dovuti al traffico veicolare o all’eccessiva presenza dell’uomo, potrà vivere al sicuro.
Quando è stata liberata, dopo aver lungamente esaminato con grande prudenza i dintorni della gabbietta, la giovane donnola si è timidamente avventurata verso la sua nuova vita in libertà.
Un tempo le donnole erano molto più comuni di oggi. Questa liberazione è un piccolo ma importante passo per ripristinare l’originaria biodiversità dell’area, reso possibile dalla collaborazione fra le ricerche del Parco fluviale e il paziente, attento e continuo lavoro del CRAS di Bernezzo.

Il Merlo Solidale

In questo periodo estivo di nidiacei e cuccioli, vi presentiamo un breve e significativo video, realizzato agli operatori del CRAS durante le quotidiane mansioni di nutrizione, dove un giovane merlo (Turdus merula) viene imbeccato da un altro esemplare.

Liberata Donnola

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La donnola (Mustela nivalis) immortalata sull’annuale tessera d’iscrizione è stata liberata in data odierna nell’area di ritrovamento, classificata come Zona di Protezione Speciale (ZPS).
Si è trattato di un giovane maschio recuperato dal Centro su richiesta di privati, in quanto vittima di un’aggressione felina. La non facile riuscita della sua riabilitazione, a causa dell’infezione alla ferita provocata dal morso del gatto, e l’estrema rarità della specie, molto meno diffusa dell’ermellino (Mustela erminea), rendono ancora eccezionale il lieto fine della sua storia.

Liberati Gufo Reale & Lodolaio

gufo reale beiguaDue femmine di gufo reale (Bubo bubo) e lodolaio (Falco subbuteo) sono state liberate in una zona idonea del Parco naturale regionale del Beigua, dopo un periodo di ricovero passato al Centro.
Il giovane gufo reale venne ritrovato su di un molo del porto di Genova in seguito ad un trauma da urto, probabilmente derivato dall’impatto contro un autoveicolo mentre si stava spostando alla ricerca di territorio. Soccorso  dai volontari della Sezione E.N.P.A. di Savona, pervenne successivamente al Centro per la riabilitazione, a seguito della quale, una volta assicuratisi della sua abilità nella caccia, ne veniva decisa la liberazione.Il lodolaio giunse al C.R.A.S. come pullo imprintato; è stato liberato al suo secondo anno di vita, dopo un adeguato rinselvatichimento, protrattosi per oltre un anno in modo da permetterle di raggiungere le ottimali condizioni fisiche necessarie per affrontare la migrazione verso l’Africa.
Prima del rilascio in natura, entrambi i rapaci sono stati inanellati coi codici E2634 per il gufo reale e T41298 per il lodolaio.

Liberato Capriolo all’Oasi della Madonnina

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Un giovane maschio di capriolo (Capreolus capreolus) curato, riabilitato e munito di marca auricolare dagli operatori del CRAS è stato liberato oggi presso l’Oasi Naturalistica La Madonnina sita nel Comune di Sant’Albano Stura.

Liberazione di Rapaci a Vottignasco

Ritrovato lungo il Sentiero sul Maira dai volontari dell’associazione ACSTE Protezione Civile a cavallo durante una normale attività di monitoraggio ambientale, ha ritrovato la libertà questa mattina sotto lo sguardo attento degli alunni della scuola primaria di Vottignasco, con la presenza di una guardia del Servizio Vigilanza e Tutela Fauna della Provincia ed un agente della Polizia Municipale di Vottignasco, un giovane esemplare maschio di astore (Accipiter gentilis). Era stato ritrovato a terra inabile al volo e, soccorso dai volontari a cavallo, portato a Bernezzo presso il C.R.A.S. per le cure.
Assieme all’astore sono stati liberati altri due rapaci: un esemplare di poiana (Buteo buteo) ed uno di sparviere (Accipiter visus): tutti si sono diretti verso la vicina boscaglia mimetizzandosi tra gli alberi.
Nonostante le difficoltà economiche di questo periodo, il CRAS di Bernezzo continua, con sforzi non indifferenti, ad occuparsi di tutti gli animali che vengono consegnati, in quanto bisognosi di cure (circa 700 all’anno) ed a rimetterne in libertà oltre il 50%.
Vi invitiamo a seguire sempre il nostro sito per avere informazioni ulteriori sulla nostra attività.

In una fredda e nebbiosa giornata di gennaio arrivò al Centro una telefonata da parte del sig. Muo Alberto, residente a Bene Vagienna, il quale riferì che nel suo giardino c’era un piccolo di airone bianco (Casmerodius albus). Dato che la presenza di piccoli di airone non è associata a quel periodo dell’anno, il responsabile del Centro chiese maggiori infomazioni sulla fisionomia dell’animale. Dalla descrizione della colorazione del becco, giallo, si escluse che fosse una garzetta (Egretta garzetta), ardeide piuttosto comune sul territorio.
Il recupero dell’uccello venne effettuato direttamente dalla volontaria Carla Morre ed il responsabile del CRAS Remigio Luciano, dopo aver inutilmente contattato i vari enti preposti alla tutela della fauna selvatica. Arrivati sul posto, l’animale venne subito identificato come un giovane airone guardabuoi (Bubulcus ibis), insolitamente presente sul territorio in pieno inverno, dato che la specie suole migrare verso climi più caldi.
Portato presso il Centro, dopo aver constatato che non avesse subito traumi o riportato ferite evidenti, si eseguirono le misurazioni scientifiche e la pesatura. All’arrivo, il peso dell’airone guardabuoi era di soli 300 grammi, ben inferiore alla media di un individuo della sua specie: l’animale era infatti debilitato a causa di parassiti delle piume. Dopo essere stato trattato con appositi prodotti, l’animale venne stabulato in una camera termica e nutrito artificialmente per i primi giorni di degenza, avendo l’accortezza di apporre un collare antivomito dopo ogni imbeccata e lasciandolo fino a digestione avvenuta, fino a quando non iniziò a nutrirsi spontaneamente: gli ardeidi tendono infatti a rigurgitare il cibo che non viene da loro autonomamente catturato. L’airone guardabuoi dimostrò di gradire maggiormente tarme della farina, acciughe fresche e piccoli pezzetti di cuore bovino. Nel periodo di degenza vennero inoltre effettuate le analisi delle feci, che permisero di evidenziare la presenza di parassiti intestinali: l’uccello fu quindi sottoposto a trattamento con ivomicina, ripetuto una seconda volta dopo 20 giorni.
A causa delle temperature esterne, nonchè per facilitare l’incontro con i suoi conspecifici, si è atteso per la liberazione fino a primavera: in data odierna  è stato finalmente rilasciato presso l’oasi naturalistica La Madonnina, nel comune di Sant’Albano Stura.
L’impagabile vista del suo magnifico involo in un ambiente naturale, ottimale e protetto, ha testimoniato la sua completa riabilitazione, ed è stata ancora più gratificante considerando che si tratta dell’unico esemplare di airone guardabuoi ricevuto al Centro in più di dieci anni di attività.
Il suo recupero si è pero rivelato molto oneroso: i costi sostenuti per la camera termica, l’alimentazione ed i farmaci hanno comportato una spesa di circa € 20,00 a settimana: anche in considerazione degli sforzi intrapresi per restituire la libertà a questo raro uccello delle zone umide, si ringraziano sentitamente tutti i volontari, i soci ed in anticipo coloro che vorranno devolvere il 5×1000 all’ associazione del CRAS.

Anche quest’anno prosegue l’attività di censimento della popolazione di gambero di fiume (Austropotamobius pallipes) introdotta nell’anno 2008 lungo il Rio Magnesia, nel comune di Bernezzo.
I primi rilevamenti paiono suggerire un trend quantitativo crescente, con esemplari molto giovani ritrovati in dispersione lungo il corso d’acqua a valle dell’originario sito di reintroduzione.
Allo stesso modo, gli adulti mostrano uno sviluppo costante, testimoniato dalle ragguardevoli dimensioni raggiunte dagli individui campionati e dai numerosi resti di mute del carapace rinvenute nei pressi.
Nel complesso, l’apparente salubrità dell’ecosistema lascia ben sperare, sebbene rimanga ancora da verificare il grado di effettiva dispersione dell’originaria colonia.
Inoltre, desta particolare preoccupazione l’esposizione del Rio Magnesia a potenziali disturbi antropici, come ad esempio lo scarico di olii industriali ed altri liquidi inquinanti, in grado di annientare completamente non solo i gamberi di fiume, ma l’intera comunità di specie animali presenti in loco, quali la rana esculenta (Rana kl. esculenta) e lo scazzone (Cottus gobbio).

Ricoverati Tre Giovani Gufi dall’Aeroporto

Grazie alla provvidenziale segnalazione di una dipendente dell’Aeroporto di Cuneo, allertata da acuti richiami notturni lanciati nelle vicinanze del parcheggio, tre piccoli esemplari di gufo comune (Asio otus) sono stati recuperati dal Centro lungo il viale di accesso alla struttura, a Levaldigi nel comune di Savigliano.
I nidiacei, rinvenuti in evidente stato di denutrizione, erano stati probabilmente abbandonati dalla madre, per motivi apparentemente sconosciuti.
Uno di essi è stato trovato a terra, troppo debole per potersi alzare in volo; un altro, poco distante dal primo, era invece insidiato da un gruppo di cornacchie (Corvus corone), che si sono immediatamente involate al sopraggiungere dei volontari. Il terzo, ancora abbarbicato sulle fronde del filare di abeti bianchi (Abies alba) che costeggia il viale, è stato infine tratto in salvo, una volta constatato definitivamente lo stato di abbandono.

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